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XXV Convegno - La Terapia Topica Nella Psoriasi


Prof. Giocondo Martina



La Terapia Topica Nella Psoriasi

La psoriasi è una delle malattie cutanee di cui si hanno notizie storiche sin dai tempi più antichi.
Descrizioni di verosimili lesioni psoriasiche e di relativi suggeri-menti terapeutici si trovano in papiri egizi risalenti a 2500 anni a.C.

Si suggeriscono cure locali con sostanze bituminose ( catrami ) e con escrementi di cani e di altri animali.
Codici Assiro Babilonesi di circa 2000 a. C. ci parlano di malattie cutanee squamo crostose, riferibili verosimilmente a forme di psoriasi. Nella Bibbia si legge di una malattia cutanea che colpì tutta la pelle di Giobbe e di lesioni cutanee di Ezecchia, curate queste ultime con impiastri di fichi. Numerosi commentatori interpretano queste dermatiti come psoriasiche o lebbrose ( non dimentichiamo che sin all'inizio del 1800 la psoriasi era da molti medici ritenuta una possibile varietà di lebbra ). Nel 5° secolo a. C. Ippocrate ci fornisce una descrizione abbastanza accurata di lesioni psoriasiche e chiama questa malattia “Psora”. Nel 1° secolo dopo Cristo Celso ci dà una descrizione esatta della dermatosi e suggerisce di curarla con preparati allo zolfo. Galeno, suo contemporaneo, dice che la terapia deve avvalersi di bagni frequenti ed unguenti grassi vari. Come terapia per bocca consiglia di far bere del brodo in cui si sia fatto bollire una vipera.

Per circa 2000 anni le cure per controllare o migliorare la psoriasi ( ed in vero anche tutte le altre malattie cutanee ) non fanno praticamente progressi. Per millenni l'unico aiuto ai malati psoriasici è dato dalla terapia locale. Si tratta di bagni con acque sulfuree, di fanghi, di pomate grasse a base di lanolina, olii vari veicolanti catrami e preparati sulfurei.
Le terapie sistemiche, empiriche quanto fantasiose, sono sempre assolutamente inefficaci quando non tossiche.
Questa lunghissima pausa nella ricerca delle cause e nel miglioramento delle cure della psoriasi (ed invero di tutte le malattie cutanee) è forse legata al fatto che sin verso l'inizio del XIX secolo, tutta la medicina rimane ancorata alle teorie di Ippocrate e poi di Celso e Galeno che ritenevano tutte le malattie della pelle, psoriasi inclusa, legate ad un accumulo nella cute di “umori” cattivi in eccesso, che se allontanati, sarebbero andati ad invadere organi interni con gravi conseguenze talora anche potenzialmente mortali. Pertanto meno erano curate meglio era e comunque i trattamenti dovevano essere blandi e prudenti.
Invero, verso metà del 1700 , in Inghilterra, si era tentato di curare la psoriasi, sia per applicazioni locali che per via generale, con preparati a base di mercurio. L'alta tossicità rese necessario abbandonare subito questo tentativo terapeutico .
E' finalmente dalla metà del 1800 che si avviano, su base razionale e scientifica , studi sulla psoriasi e cadono i vecchi dogmi che avevano imperato per 2000 anni.
L'uso di derivati di scisti bituminosi (catrame) nella cura delle malattie cutanee durava da oltre 4000 anni, ma è solo dal 1861 che si ottiene il COAL – TAR per distillazione ad alte temperature dal carbone minerale, un prodotto molto più attivo e più adatto all'uso in dermatologia. Il coaltar è stato utilizzato con ottimi risultati sino a pochissimi anni addietro.
La terapia locale della psoriasi vive, nei successivi 50 – 60 anni, un periodo particolarmente entusiasmante di studi e ricerche che portano alla scoperta ed all'utilizzo di principi terapeutici sempre più attivi e maneggevoli.
Ancora prima del coaltar si ottiene da legno di vari alberi ( catrame vegetale) l'olio di cade, usato ancora oggi in particolare in shampii.

Nel 1878 si utilizza per la prima volta, con discreti risultati la Crisarobina ( estratta da pianta leguminose brasiliana era da tempo usata nella cura di malattie cutanee da funghi): Effetti collaterali sono una certa irritabilità locale e pigmentazione della cute e dei vestiti.
All'inizio del 1800 si iniziarono ad usare nuovi preparati mercuriali. Cloruro mercuroso = Calomelano e cloruro di mercurammonio = Precipitato bianco. Il calomelano si dimostrò da subito valido se utilizzato su aree cutanee limitate, senza conseguenze tossiche. E' particolarmente tollerato su zone delicate (pieghe inguino genitali, ascelle, capillizio).

Nel 1907 venne per la prima volta suggerito l'uso dell'ittiolo (estratto a basse temperature dal catrame minerale). Nel 1916, durante la 1° guerra mondiale, venendo a mancare l'importazione della Crisarobina dal Brasile, venne sintetizzato in Germania un suo sostituto che venne chiamato Cignolina (chiamato poi anche Ditranolo o Antralina).
E' ancora oggi ampiamente utilizzata, in particolare in pazienti psoriasici ospedalizzati, con buoni risultati, specie in particolari fasi evolutive della malattia.Gli effetti collaterali più importanti sono infiammazione della cute attorno alle chiazze psoriasiche trattate e la pigmentazione brunastra della pelle e degli indumenti.
Non è indicata la sua applicazione al volto, alle pieghe, in prossimità dei genitali e dell'ano, su zone intensamente coperte da peli, al capillizio.
A questo punto vanno brevemente ricordati i preparati Cherato-litici ed Emollienti-Idratanti. Tra i cheratolitici ricordiamo l'acido salicilico e l'urea.
L'Acido Salicilico è utilizzato in pomate grasse (vaselina) alla concentrazione del 5 – 10 %; raramente ed in casi particolari, sotto prescrizione e controllo medico, a concentrazioni più elevate.
La vaselina salicilica può risultare utile su chiazze psoriasiche con spessa componente squamosa, che viene così più facilmente eliminata, e prima di passare ad altri presidi terapeutici. L'acido salicilico, sempre al 5-10 % può essere utilizzato anche, veicolato in soluzioni alcoliche, sul capillizio. E' però necessario sapere che tali prodotti non devono essere applicati su superfici cutanee troppo estese e per troppo lungo tempo e particolarissima prudenza deve aversi nei bambini. L'assorbimento transcutaneo di acido salicilico può dare intossicazione ed acidosi, particolarmente grave e pericolosa nei bambini.
Altro cheratolitico è l'Urea che ha proprietà idratanti e cheratolitiche. Viene utilizzata in creme grasse o associata ad altri prodotti per uso topico.

Preparati ad azione idratante lenitiva possono risultare di una qualche utilità, in particolare nelle fasi di remissione della malattia psoriasica, nel tentativo/speranza di ritardare eventuali recidive.
Abbiamo visto come a cavallo tra il 1800 e il 1900, la terapia topica della psoriasi ha fatto notevoli progressi. La malattia non era certo vinta, ma con l'aiuto di trattamenti locali poteva spesso essere contenuta e ridimensionata.
La terapia sistemica sin verso la metà del 1900 non aveva migliorato l'evoluzione della dermatosi. Tentativi con preparati arsenicali non avevano dato risultati soddisfacenti. Il dosaggio che forse poteva dare qualche risultato era troppo vicino a quello tossico.
Così nel 1928 in uno dei più prestigiosi trattati di dermatologia di quegli anni ( Precis de Dermatologie di J. Darier ) si legge : “ Non abbiamo ancora la terapia capace di guarire la psoriasi, ma le medicazioni topiche restano ancora le più indispensabili e le meno aleatorie”.
Ancora nel 1950 in un altro trattato prestigioso considerato allora come bibbia dermatologica ( Dermatologie di R: Degos) a proposito della terapia sistemica si legge . “ Essa è estremamente varia. Medicinali che agiscono su certi malati sono poi inefficaci in casi apparentemente identici; inoltre spesso un farmaco che è risultato utile in occasione di una poussee non agisce più in una successiva. Il trattamento locale, pur non impedendo le recidive riesce a sbiancare le lesioni.”
Come terapia locale segnala : Crisarobina ( Cignolina) , Olio di cade, acido salicilico, calomelano, cosina, raggi U.V.
Come terapia sistemica parla di arsenico, bismuto, preparati mercuriali, ioduro di potassio, Sali d'oro, vitamine varie, estratti di tiroide e di ghiandola timica, siero antidifterico, estratti di squame psoriasiche, autoemoterapia ecc..
Si accenna infine a studi recenti con iniezioni di estratti di corteccia surrenale e con ACTH. Segnala infine qualche risultato con cure termali (acque silicate nelle forme di psoriasi irritabile, acque sulfuree nelle psoriasi di vecchia data non irritabili.
Sin verso il 1950 il quadro terapeutico è chiaramente dominato dalla terapia locale.

E' in questi ultimi 50 anni che assistiamo finalmente ad un continuo e frenetico fiorire di ricerche e di studi tutti ormai su base assolutamente scientifica sulla psoriasi. Vengono scoperte, sintetizzate, studiate, sperimentate sempre nuove molecole che portano a nuovi farmaci sempre più efficaci e meglio tollerati. Vengono messi a punto precisi protocolli terapeutici sulla base di precisi indici terapeutici.
Si chiarisce quali farmaci, sia di vecchia che di nuova generazione, usare in relazione alla diversa gravità e fase evolutiva della malattia psoriasica.
Inizialmente è la terapia sistemica che compie un vero ed enorme salto di qualità ottenendo sorprendenti risultati
Ricordiamo i cortisonici, il Methotrexate (1950 – 1970), la Ciclosporina (1979), i Retinoidi sintetici orali (fine anni 50 -1980) ed in questi ultimissimi anni i cosiddetti farmaci biologici
Da terapie sistemiche che per millenni erano state aleatorie, se non assolutamente inefficaci o al massimo paragonabili a placebo, si passa finalmente a terapie sistemiche che, se condotte sotto stretto controllo specialistico, risultano sicuramente efficaci e generalmente ben tollerate
Una nuova terapia locale stenta un po' di più a decollare, tuttavia essa pure vede in questi ultimi 30 – 40 anni la comparsa di nuove molecole e nuovi farmaci che ben presto dimostrano tutta la loro efficacia e maneggevolezza e si affiancano, senza per altro sostituirli, ai vecchi preparati migliorando in modo significativo l'evoluzione della malattia
La terapia locale della psoriasi mantiene ancora oggi tutta la sua efficacia e la sua indispensabilità
Affianca validamente la terapia sistemica e si dimostra utile ed indispensabile in pazienti non più ospedalizzati in fase di regressione della malattia nei periodi liberi da malattia
Sia la terapia sistemica, ma anche il trattamento locale, devono assolutamente essere attuati sotto controllo dello specialista dermatologo
Anche la terapia topica deve essere suggerita e controllata dallo specialista
Mai assolutamente autogestita dal paziente
E veniamo a parlare, per finire, dei vari preparati usati nella terapia locale della psoriasi: Emollienti – Cheratolitici – Idratanti: Olio di vaselina – Vaselina filante – Crema base
Bagni Medicati: possono riuscire utili in periodi di assenza di malattia e forse riescono a favorire un intervallo più lungo di guarigione clinica
Nome di preparati, modalità e sedi di applicazione devono comunque essere richiesti allo specialista dermatologo
Vaselina salicilica (al 5 – 10 %, in casi eccezionali a concentrazioni superiori) svolge una spiccata azione cheratolitica, per cui è usata su chiazze psoriasiche a notevole componente squamosa
Alla scomparsa o riduzione di tale componente si passa all'uso di altri preparati topici antipsoriasici
L'acido salicilico viene utilizzato anche in soluzioni idroalcooliche, su lesioni psoriasiche al capillizio. Invero oggi esso sostituito per applicazioni in tali sedi da altre formulazioni a base dei nuovi antipsoriasici. Preparati a base di acido salicilico non devono essere usati su superfici estese, ne' a lungo, perché l'assorbimento transcutaneo può dare intossicazioni ed acidosi (nausea, vomito, ronzii auricolari, iperventilazione). Non deve essere usato nei bambini, non deve essere comunque usato per periodi troppo lunghi
L'Urea ha proprietà idratanti ed ammorbidenti della cute, Favorisce la penetrazione attraverso la cute, per cui può essere associata ad altri farmaci ad azione topica, Non dovrebbe comunque essere utilizzata per periodi troppo lunghi.

COALTAR : derivato dal catrame minerale è stato usato con buoni risultati sino a pochissimo tempo addietro. Ora non è più in commercio, né sono più in commercio prodotti contenenti derivati dal carbone minerale.

CATRAMI VEGETALI: Olio di cade: si ritrova spesso veicolato in shampii per capelli. Diversi sono i tipi di catrame vegetali ( catrame di Norvegia da legno di pino; catrame di ginepro, usato più in profumeria; catrame di betulla). I catrami vegetali hanno una leggera attività antipsoriasica e vengono utilizzati in particolare su localizzazioni al cuoio capelluto, spesso associati ad acido salicilico.

CALOMELANO: è un derivato mercuriale ( cloruro mercuroso ) dotato di una buona azione locale antipsoriasica. E' comunque utilizzato su aree di limitata estensione e per periodi non esageratamente prolungati, per evitare assorbimento transcutaneo che a lungo andare potrebbe dare effetti sistemici.Veicolato in eccipienti grassi al 5–10%, è particolarmente usato per localizzazioni psoriasiche alle pieghe inguino genitali e ascellari, a sede genitale e perianale ed al capillizio.

CIGNOLINA: ha una buona attività antipsoriasica ma dovrebbe essere oggi utilizzata in pazienti ospedalizzati perché non esente da effetti collaterali sia pure solo locali. La sua attività antipsoriasica sembra legata ad una inibizione – normalizzazione della proliferazione delle cellule epidermiche. Può essere applicata, veicolata in vaselina alle concentrazioni 1/1000 – 1/500 – 1/300 e lasciata in sede di lesioni per 12 – 24 ore, oppure applicata alla concentrazione da 0,5% al 4% per 20 – 30 minuti e poi asportata (Short contact therapy). Ovviamente può essere solo il dermatologo che dovrà valutare il tipo e la durata del trattamento sulla base della morfologia – localizzazione e fase evolutiva della psoriasi. Effetti collaterali, praticamente sempre presenti sono arrossamenti ed irritazioni talora anche intensi, pigmentazione della cute entrambi a sede perilesionale e pigmentazione brunastra degli indumenti. L'effetto infiammatorio ( arrossamento, edema, aumento temperatura cutanea locale, senso di bruciore e prurito) compare generalmente dopo 12 – 24 ore dall'applicazione del farmaco. Non deve essere applicato al viso, alle pieghe, ai genitali, a sede perianale ne al capillizio. Non deve essere applicato sotto occlusione.

EOSINA: E' un colorante rosso usato in veicolo acquoso all'1 – 2 %. E' tuttora utilizzato con discreti risultati in forme superficiali e poco squamose di psoriasi. Ha il difetto di macchiare di rosso la cute trattata e gli indumenti, per cui viene utilizzata prevalentemente in pazienti ospedalizzati o su lesioni minime.

CORTISONICI: quando, poco più di 40 anni addietro, i cortisonici vennero provati sia nella terapia sistemica che topica della psoriasi, tutti credemmo che si fosse verificato il miracolo da tanto tempo atteso del farmaco finalmente risolutivo per la cura della psoriasi. Purtroppo così non fu. Nel giro di non molti anni ci si accorse che un trattamento cortisonico ( sia generale ma anche locale ) doveva essere riservato, e con estrema cautela, a pochi casi particolarmente gravi. Gli effetti collaterali sistemici locali, l'immancabile effetto rebound, il fatto che poi le recidive risultavano più ribelli ai vari tentativi terapeutici, ridimensionarono pesantemente questo trattamento che tante speranze ed illusioni aveva scatenato. Il trattamento topico con cortisonici oggi è limitato a casi e localizzazioni particolari, ed è accettato se associato ad altri topici antipsoriasici (es. Calcipotriolo). L'efficacia di qualsiasi preparato cortisonico per uso locale non può essere separato da effetti collaterali locali, ma talora anche sistemici, come atrofie cutanee, smagliature, ipertricosi, teleangectasie, discromie, follicoliti, e se usati su superfici estese anche influenza sull'asse ipofisi – surrenale. Due famiglie di farmaci, derivati sintetici della vitamina D ed i retinoidi, hanno avuto un impatto significativo in questi ultimi 20 anni nella terapia della psoriasi.

CALCIPOTRIOLO: è un analogo sintetico della vitamina D. Viene usato per via locale, dotato di una buona attività antipsoriasica paragonabile a quella di un preparato cortisonico per uso locale di media alta potenza. Mantiene la sua attività anche in trattamenti a lungo termine e non sembra esistere una tolleranza farmacologia al calcipotriolo. Il tempo medio di remissione , dopo sospensione del farmaco, non sembra molto lungo, ma le recidive non risulterebbero resistenti a nuovi trattamenti, né l'evoluzione della malattia peggiorativa. L'incidenza sul metabolismo del calcio ( verificabile con la vitamina D ) non è significativa e non si verifica se l'utilizzo di preparati topici in commercio a base di calcipotriolo non raggiunge o non supera i 100 grammi settimanali ( 3 tubetti = 90 grammi ). Gli effetti collaterali locali sono irritazione cutanea con arrossamento, bruciore e prurito in sede di applicazione e perilesionale. Non devono essere trattati il volto, i genitali, le mucose. Non deve essere usato in pazienti con anamnesi di calcolosi renale o renella o aumentata eliminazione di calcio con le urine. Due sono il numero di applicazioni quotidiane suggerite. Oggi sono in commercio preparati topici con associazione di calcipotriolo e cortisonici. L'attività del calcipotriolo si esplica attraverso una regolazione della proliferazione delle cellule epidermiche e di linfociti. Non è consigliabile il suo uso nei bambini.

TACALCITOLO : E' esso pure un analogo sintetico della vitamina D . Il numero di applicazioni quotidiane suggerite è 1. Non si dovrebbero utilizzare più di 2 tubetti (da 20 grammi) alla settimana, onde evitare possibili effetti sul metabolismo del calcio. Valgono inoltre le stesse precauzioni e limitazioni al suo uso segnalate per il calcipotriolo. Si suggerisce inoltre di non superare le 8 – 10 settimane di uso continuo. L'irritazione cutanea lesionale e perilesionale, anche se potenzialmente presente, sembra essere minore di quella provocata dal calcipotriolo. L'attività antipsoriasica sia del calcipotriolo che del tacalcitolo sembra sovrapponibile a quella di topici cortisonici, mentre l' effetto irritativi è sicuramente maggiore, ma entrambi non presentano tutti gli altri effetti indesiderati dei cortisonici.

RETINOIDI: per uso Locale: tra le ultimissime molecole sintetizzate e sperimentate nella cura locale della psoriasi, va annoverato il TAZAROTENE. Le forme di psoriasi che idealmente dovrebbero utilizzare questa molecola sono quelle stabili, a grosse chiazze, e comunque non troppo estese ( le zone trattate non devono superare il 10 – 15 % della superficie cutanea ). La frequenza di applicazione giornaliera è 1 volta. Effetti collaterali anche per questa molecola sono una certa irritazione cutanea perilesionale. Non deve essere applicato al volto, pieghe, genitali. Non deve essere usato da donne in gravidanza. E' sconsigliata l'associazione con retinoidi sistemici. Alcuni suggeriscono nei primi 7 – 10 giorni di terapia l'associazione con steroidi topici di bassa / media potenza.

Poiché la maggior parte dei prodotti antipsoriasici per uso locale hanno quale effetto secondario indesiderato una certa irritazione perilesionale, si può consigliare l'applicazione di creme o pomate base a sede perilesionale contemporaneamente alla applicazione del preparato antipsoriasico. E' comunque sempre imperativo che, il tipo di farmaco topico, le sue modalità di applicazione, entrambe variabili in relazione alle sedi e al momento evolutivo della malattia psoriasica, siano suggerite dallo specialista dermatologo e poi seguite dal malato. La terapia locale riveste ancora oggi notevole importanza nella gestione della psoriasi. Nei confronti della terapia sistemica, che può essere indispensabile in determinate fasi e tipi di psoriasi, ha effetti collaterali minori e più facilmente controllabili. E' sempre utile sia in associazione con i trattamenti sistemici che da sola.

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